Visualizzazione post con etichetta autoguarigione - guarigione - reiki. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autoguarigione - guarigione - reiki. Mostra tutti i post

lunedì 17 settembre 2018

Reiki - Trattare l'acqua

Un'abitudine sana per la maggioranza dei propri corpi (fisico, mentale, emozionale) è quella di purificare energeticamente l'acqua che si ha intenzione di bere (almeno quella che si beve in maggiore quantità).

Iniziai quest'abitudine per sperimentare, su un bicchiere d'acqua da rubinetto. Si energizzò in fretta, e una volta mandata giù nel giro di una decina di minuti scomparve il lieve mal di gola che avevo.
Ripetendo il giorno seguente, notai che mentre trattavo il mio bicchiere, vibrava anche l'acqua nel recipiente da cui l'avevo versata e questa cosa mi ha incuriosita nel voler continuare a trattare l'acqua in bicchieri, recipienti,bottiglie...bottiglie, qua il tasto dolente.

Trattando una bottiglia d'acqua comprata in un supermercato... avevo tra le mani qualcosa di completamente diverso. L'acqua della bottiglia, era carica di parole... pensieri... emozioni, preoccupazioni, paure, ansie, discorsi frammentati e non. C'era di tutto. Sembrava quasi una persona in quanto ormai aveva  formato un intero corpo fatto di emozioni e pensieri. Le informazioni contenute in quell'acqua sembravano non finire più... A differenza dei soliti 5-10 minuti impiegati per l'acqua corrente, impiegai ben 40 minuti su quell'acqua.
Effettivamente la grande differenza tra l'acqua in bottiglia e l'acqua corrente, sta nel fatto che l'acqua in bottiglia assorbe informazioni da tutti i luoghi in cui si trova e da tutte le persone che ogni giorno passano vicino.

Da questo esperimento fatto per gioco, consiglio vivamente a chi ne ha la possibilità di trattare con il Reiki o con altre tecniche l'acqua prima di berla, sopratutto quella in bottiglia.

Se non avete una tecnica per purificarla, trasferitela in una vostra bottiglia in vetro decorata con nuove informazioni (mantra/simboli di purificazione/parole) e tenetela lì un po' prima di berla. 




lunedì 16 aprile 2018

Rete di vita




Ogni essere umano sa in cuor suo cosa avviene in qualsiasi altro luogo della Terra.
I media sono un’invenzione dell’uomo, una direzione di “semplificazione”.
Non c’è essere umano sulla Terra che possa realmente ignorare cosa avviene ad altri esseri umani, o alla Terra stessa. Possono mancare le nozioni teoriche.
C’è una parte di noi che è collegata al pianeta Terra, connessione che ci permette di essere in Vita. Un’altra parte è collegata a tutto l’ecosistema, e infine, ovviamente, c’è una parte collegata ad ogni singolo essere umano, in quanto appartenenti alla stessa specie.
Quotidianamente siamo impegnati a vivere la nostra vita, con i vari impegni, progettualità, preoccupazioni.
Spesso si comincia a meditare per trovare uno stato di serenità interiore, avere una purificazione dello Spirito, trovare un equilibrio con se stessi. Inevitabilmente, chi prima chi poi, si giunge all’esigenza di un contatto maggiore anche con la Terra, l’Universo, l’umanità. Del resto le parole Yoga e Reiki, significano connessione tra la propria parte fisica, il proprio Spirito e l’Universo, Dhamma o Grande Spirito. Sicuramente ce ne sono altre, chiunque si sia dilettato in questo tipo di ricerca, ha dato un nome diverso alla via intrapresa e ai vari componenti, ma è giunto alla stessa conclusione: la connessione.
La differenza tra un essere umano che ha preso consapevolezza di questo e uno che non ne ha, è l’illusione di potersi “tenere fuori” dalla sofferenza del mondo.
Infatti, se provate a praticare (quello che preferite) per la pace, serenità e gioia sulla Terra e successivamente vi guardate allo specchio, potreste notare delle variazioni nel volto.
Quella sofferenza, diffusa sulla Terra, è  dentro di voi, anche se non ne avvertite il peso, anche se non vi causa dolore fisico o emozionale (di una tipologia che avete appreso a riconoscere, in quanto ancora non “ufficializzato”). E’ comunque presente in qualche forma, in quanto siete all’interno di una rete di Vita di cui vi alimentate e a cui donate nutrimento in ogni istante di presenza su questo piano dimensionale. 
Sapere la Verità è una scelta di ogni singolo individuo. Tutti possiamo sapere cosa avviene in ogni singola parte della Terra, se lo decidiamo, basta esercitarsi e coltivare una via con costanza e dedizione (una cosa, fatta bene).
Tutti possiamo attraverso questa rete donare consapevolmente pace …  se  abbiamo appreso ad essere in pace con coloro che ci circondano e con noi stessi.
Del resto, se noi non ne siamo consapevoli,  stiamo scegliendo se metterci anche del nostro, intorbidendola ulteriormente (ne siamo parte, sempre, se ci scollegassimo moriremmo), e di essere sordi e ciechi a delle informazioni che abbiamo a disposizione.
Vivere il Qui e Ora inizia con uno spazietto di casa, su una metro, o in altri piccoli luoghi. Ma può giungere ad un Qui e Ora totale… in cui si è Qui e Ora in completa consapevolezza dei propri pensieri, azioni, parole, e informazioni che arrivano e si immettono nella Rete.
A questo punto non ci sarà giornale, televisione, o altro che possa mentire.
Un essere connesso non può essere ingannato, sa, vede, ascolta, e manda consapevolmente altre informazioni nella rete … non quella artificiale da cui leggete ora questo post.
Una Rete Viva.

mercoledì 11 aprile 2018

Connessione

La felicità é uno stato di connessione con la Fonte interiore ed esteriore. Connessione con quanto vive.
Se siamo sconnessi da noi stessi non possiamo essere felici.
Se siamo sconnessi dalla Terra non possiamo essere felici.
Se siamo sconnessi dall'Universo non possiamo essere felici.
La felicità é uno stato dell'essere che deriva dalla connessione alla fonte vivente. 
É tanta, infinita, impareggiabile con qualsiasi conquista di una razionalità condizionata.
La connessione é una decisione che genera gratitudine.

giovedì 5 aprile 2018

Meditazione - Pensiero

Il termine meditazione designa pratiche differenti tra loro.
In italiano il termine meditazione spesso è associato alla riflessione.
Quando parliamo di meditazione in campo esoterico, spirituale, o riferendoci alle pratiche di matrice prevalentemente orientale, indichiamo la ricerca del silenzio mentale per accedere ad uno stato di pace, al proprio tempio interiore, e per trovare le risposte alle proprie domande in noi stessi, senza le forzature della mente "razionale" che spesso è una raccolta di condizionamenti e di ristrettezze autoimposte alle nostre percezioni.
Iniziare a meditare, vuol dire essere curiosi di sentire chi siamo e volersi connettere alla propria fonte interiore.
Agli inizi può sembrare impossibile "non pensare" anche solo per 10 minuti. Come si fa? Vi chiederete.
Vi propongo un esercizio al contrario.

Scegliete una sola parola che vi piace, positiva. Ad esempio "pace".
A questo punto, potete fare tutto quello che volete. Camminare o stare seduti, continuare le attività che fate naturalmente con una sola variazione: sostituire i vostri pensieri con la sola parola che avete scelto.
Quindi diventerebbe "pace pace pace pace pace...".
Fate questo per almeno 10 minuti.
Sentirete così il vostro ritmo di pensiero.
Il pensiero organizza in parte la vostra energia, quella che diventa con il tempo materia.
Sentirete quanta preziosa energia avete a disposizione, e potreste avvertire un'azione benefica della parola che avete scelto.
Potete ripetere l'esercizio più volte, ma molto probabilmente lo troverete stancante dopo un po', e avvertirete quanto varia la forma della parola che esce dalla bocca.
Quanto avviene a livello della materia avviene anche dentro di voi.
Osservando il vostro ritmo di pensiero potete comprendere molte cose sulla natura della mente, sull'energia che utilizzate e come.
Dite la vostra parola, e osservate cosa avviene al vostro corpo senza commentare. Osservate cosa avviene nella vostra giornata successivamente.
Può essere un primo passo per avvicinarvi alla meditazione silenziosa, che inizialmente può trovare difficoltà. 

sabato 31 marzo 2018

L'Attenzione

Cos'è la meditazione?

Innanzitutto attenzione.
Semplice e pura attenzione rivolta al nostro corpo, ai nostri pensieri, al posto in cui siamo, alle nostre sensazioni.

Attenzione. 

Meditando una persona concede a se stessa attenzione.
Può essere interessante notare come la pura attenzione, ossia un'attenzione priva di un pensiero condizionato, è simile ad una carezza.
Una fresca carezza, che si estende dalla testa ai piedi, o nel punto specifico in cui è rivolta.
E' leggerezza.
Ed è fisicamente percepibile, per cui, non si può definire astratta.
L'attenzione è energia.
Se provate a meditare col mal di testa, ossia, rivolgere attenzione dolce al punto dolente, è facile che avvertiate leggerezza in quel punto.

Non è un angelo che vi accarezza la testa, ma voi stessi, mediante un'attenzione consapevolmente indirizzata.
Anche se le mani rimangono giù, vi siete accarezzati la testa.  

Quindi l'attenzione è in grado di toccarci fisicamente.

A questo punto sono utili alcune domande:

Che tipo di attenzione rivolgo solitamente al mio corpo, a me stessa/o, alla mia persona?
Che tipo di attenzione chiedo o accetto ogni giorno?
Che immagine alimento ogni giorno mediante la mia e altrui energia (attenzione)?
Che tipo di attenzione, ossia tocco energetico, rivolgo alle persone che ho intorno, o con cui vengo a contatto?

Quando mi giudico, ingabbio questa fresca brezza in una spada tagliente, o la trasformo nelle sbarre di una prigione.
Quando accetto di essere compatito/a da qualcuno, sto accettando un colpo sulle ginocchia, e una carezza, alimentando la mia mancanza di libertà.
Quando metto determinate foto su un social network, sto chiedendo un determinato tipo di energia, che a livello sottile, inevitabilmente mi raggiungerà.
Che tipo di pensieri (attenzione con un contenuto e con una méta) rivolgo ai miei "cari", a coloro che amo, a chi voglio bene, a chi incontro per strada? Sono carezze o pugnali silenziosi?

Se rivolgo pensieri di rimprovero, se non gradisco delle azioni che una persona compie, e sono certo/a di avere un messaggio per l'altro, dicendoglielo, do la possibilità ad entrambi di crescere, e la parola, essendo accessibile ai sensi universalmente riconosciuti, può diventare una spada da cui l'altro si può difendere, se dovesse essere una spada, ed entrambi possiamo creare uno squarcio nel velo dell'inconsapevolezza nostro e dell'altro. 
Uscirne arricchiti o prendere consapevolmente distanze.

Ma se sono vicino vicino all'altro, e silenziosamente gli rivolgo pensieri poco piacevoli, non cresce nessuno dei due, e l'altro riceve costantemente dei colpetti più o meno forti a seconda dell'intensità dell'attenzione, tipologia di pensiero, e mia potenza energetica di base.

Ora, pensate solo per un istante cosa accade quando una persona parla male a più persone di una data persona, senza dire nulla alla persona interessata.
La persona in questione riceve energia sotto forma di attenzione da parte di più fonti.
Tanti tocchi sgradevoli... da più direzioni.
Se entrassimo nella concezione che mediante la parola il mittente sta arrecando un danno fisicamente tangibile, sotto forma di stanchezza, tristezza, o anche malessere fisico, comprenderemmo come mai questo flusso quando arriva a noi in quanto ascoltatori va fermato, spezzato.
(A meno che non possa diventare un messaggio socialmente utile).

Io decido, noi decidiamo in ogni istante cosa entra, cosa esce e dove va. 

Io, nel qui e ora creo il mio corpo, i miei pensieri, filtro le energie semplicemente mediante... la mia attenzione.

Il resto segue questo primo ed importante passaggio. 

martedì 13 marzo 2018

Meditazione per conciliazione di una scissione interiore

Ognuno di noi ha dentro di sè vari tratti di personalità. A volte, apparentemente, possono sembrare in conflitto. Una stessa persona ha vari aspetti, e in alcuni casi sembrano "litigare" fra loro.
Il Reiki può lavorare anche sulla conciliazione di questi aspetti, spesso rintracciabili anche in un tema natale astrologico.
Molto più semplice, senza alcun calcolo, può essere utile una meditazione mirata.
Possiamo ricordare due situazioni precise, anche brevi, in cui i due aspetti si sono manifestati.
Com'era la situazione? Chi c'era vicino? Cosa stavamo facendo? Dove?
Una situazione alla volta.
Visualizziamo di mandare luce all'intera situazione, e sopratutto a noi stessi in quella situazione. (Chi ha il secondo livello di Reiki, manda Reiki)
Poi, spostiamoci sulla seconda situazione, altrettanto viva.
Io... ero... sono.
Ora, le due persone che sembrano distinte si alzano, si abbracciano, e si fondono in una sola luce.
Al termine si potrebbe avvertire una vibrazione all'altezza del sesto chakra.

lunedì 5 marzo 2018

Tra aspettativa e paura, chakra in ombra

Può capitare che alcuni aspetti della vita sembrino sfuggire di mano, non andare per il verso giusto.
Ognuno di noi ha i suoi periodi "no", quelli in cui tutto sembra andare storto, oppure i periodi molto gioiosi, o periodi di apatia. Ognuno col suo ritmo, crea, decodifica e vive la propria realtà in modo diverso.
Molti non si occupano di osservare la propria mente, le proprie emozioni, ma si limitano a vivere quanto accade. Eppure non tutto quello che sembra reale, lo è, molto spesso vediamo davanti a noi semplicemente la proiezione delle nostre aspettative o delle nostre paure.
Qualcuno spera vivamente di incontrare l'amore della sua vita.
D'un tratto ogni uomo o donna sembra proprio la persona giusta, l'anima gemella, quella che si invocava tanto nel proprio cuore. Un perfetto sconosciuto, viene investito di questo incarico. L'aspettativa può essere reciproca oppure no, ed ecco che piano piano inizia a crearsi la crepa tra aspettativa e realtà. La gioia vissuta in realtà non è un dono dell'altro, ma della nostra aspettativa che in quel momento recepisce solo il lato positivo della situazione. Mente limpida, aperta a tutto, pulita e un fiume di emozioni.
Se la stessa persona si trovasse nello stesso momento in uno stato di rifiuto del prossimo, di ricerca di solitudine, di avversione, di critica, di paura, la stessa identica persona... incontrata in questo particolare momento, non sarebbe l'anima gemella. Sarebbe un aggressore...una persona che varca confini, una persona che incute timore. La motivazione non cambia: le emozioni irrazionali in entrambi i casi sono generate dall'aspettativa. L'incontro con la realtà avviene più lentamente o più velocemente, ma difficilmente nell'immediato.
L'origine, l'inizio siamo sempre noi.
A livello energetico queste funzioni solitamente si distribuiscono su vari organi.
I reni sono, in particolare, una parte del nostro corpo molto delicata a livello di emozioni: la loro emozione ombra è per lo più la paura. I reni, sono collegati al senso di essere al sicuro, essere protetti, al senso di "pulizia" fuori e dentro, alla casa... al segno del Cancro nello zodiaco. Chi ha aspettative negative per il futuro, chi teme il prossimo, chi si sente molto sulla difensiva con buone ragioni, energeticamente avrebbe bisogno di lavorare sui reni. Il Reiki, in quanto energia intelligente, si dirige da sé verso questa parte del corpo.
L'aspettativa positiva invece? E' collegata allo stesso chakra, ma, davanti. Il chakra che in luce tende a creare un'aspettativa positiva, prevalentemente è il secondo. Il secondo infatti è collegato anche all'intestino, che fa ordine, distingue ciò di cui si ha bisogno e ciò che va fatto lasciare andare. Qui abbiamo la sede di tutte le nostre emozioni, e proprio per questo, spesso, è proprio la parte energeticamente più scarica o problematica, confusa.

lunedì 27 novembre 2017

Piccolo esercizio di pulizia del corpo emozionale

Nella vita di tutti i giorni, un rituale non è una candela accesa, non è qualche santino e neanche una preghiera.
E' un rituale anche ogni azione inconsapevole, che si prende per scontato che vada fatta ad una certa ora, in un determinato modo, o per un determinato motivo, magari anche ogni giorno.
E' rituale un pranzo o una cena per alcune famiglie.
E' rituale la sveglia alle 5, alle 6 o alle 8.
E' rituale l'azione che porta allo sviluppo di un malessere.
Lo spezzare le azioni abitudinarie, inconsapevoli, rendendole scelte consapevoli, utilizzando così il proprio tempo, ci dà energia.
Purtroppo... sono rituali anche le violenze tacite in alcune famiglie. E' rituale che ad una certa azione ne corrispondano determinate altre. E' scontato...normale...ovvio.
Questi ultimi rituali, a distanza di anni, quando terminano finalmente, lasciano scorie. Poi gradualmente il ricordo svanisce...ma non è proprio così, semplicemente è coperto da uno strato di polvere e sottilmente può iniziare a guidare una persona a delle azioni inconsapevoli, a paure apparentemente irrazionali... a rovinarsi ogni giorno la vita con le proprie mani, perché tutti i complici, proprio tutti (coloro che hanno agito, coloro che sapevano ma non hanno fatto nulla, coloro che hanno stimolato e così via), forse hanno cessato la propria azione esterna grazie ad una sua decisione, ma continuano a vivere dentro di lui sotto forma di pensieri, emozioni, paure...
Se si cessa di ascoltarli sotto questa forma, osservandoli, questi continuano a parlare mediante azioni inconsapevoli, ma azioni che tolgono energia.
Su un libricino sul Reiki ho trovato questo piccolo esercizio, ossia, rituale inverso e ve lo propongo.
Si trova su un libro Reiki in quanto questa pratica sblocca emozioni anche del passato, rendendoci consapevoli dei contenuti rimossi dalla coscienza che si sono ormai trasformati in corpo (somatizzazioni).
Se avete un brutto ricordo, o un'emozione che ne ha alla base uno, potreste decidere di prendervi del tempo per voi stessi, e iniziare a scrivere su dei fogli di carta tutto quello che sentite, che vi passa per la mente, senza curarvi della grammatica, della forma, che sia "presentabile". Proprio tutto. Potreste accorgervi che sul foglio inizia a comparire molto più di quanto vi aspettavate...Stare con un'emozione sgradevole non è semplice. Il foglio di carta diventa così una manifestazione fisica di quell'emozione, di quel ricordo, in quell'essenza, base di un qualcosa che turba il presente. Guardando, leggendo, vi potrebbero venire in mente sempre più cose. Può essere dedicato ad una situazione o ad una persona.
Quando sentirete che è completo, quando sentirete che siete pronti per liberarvene, potete fare il gesto fisico di bruciarlo.
Bruciando quel foglio, potreste alleggerire il vostro corpo emozionale. I fogli ovviamente possono diventare tanti nel tempo...e anche le ceneri.
(Non bruciate casa)

martedì 8 agosto 2017

Reiki alle piante nei vasi

In questi giorni ho fatto l'esperienza di trattare altre 3 piante, stavolta nei rispettivi vasi: 2 gerani e una kalanchoe blossfeldiana. I primi due quasi completamente morti, la terza molto sofferente (presa all'Ikea di Porta di Roma a 80 centesimi, all'angolo delle occasioni...se vi capita, potete adottarne qualcuna, sono piante che in quanto danneggiate saranno buttate, ma volendo sono recuperabili).

Esperienza molto bella e con tante soddisfazioni.

Ho iniziato trattando il Geranio che mi sembrava avere più possibilità di sopravvivenza.
Per prima cosa, ho messo le mani sui lati del vaso, in modo da trasmettere energia alle radici. Inizialmente ghiacciato, piano piano ha iniziato a scaldarsi. Poi, ho trattato da sopra il terreno e una parte dello stelo. A questo punto la mia attenzione ha iniziato a cadere sui vari aggiustamenti da fare: i fiori secchi da togliere, le foglie da pulire, al che ho fatto quanto richiesto visibilmente dalla pianta.
Ho quindi trattato le diramazioni principali e quando ho tolto le mani, i rami originariamente secchi e completamente grigi, hanno iniziato a presentare una sfumatura verde. Questo con un solo trattamento, osserverò le evoluzioni con i successivi trattamenti.

Il secondo Geranio sembrava più secco: aveva solo due piccole foglioline, una verde e una gialla. Lo stelo era grigio e secco, parte delle radici era fuori dal vaso, per cui ho iniziato un pochino scoraggiata.
Ho proceduto con la stessa modalità, con la differenza che questo Geranio aveva in sé parecchia rabbia. Non mi aspettavo di trovare un'emozione così intensa all'interno di una pianta. Anche questa pianta a fine trattamento aveva ripreso sullo stelo un colorito verde. Ho aggiunto del terreno per coprire le radici, le ho dato l'acqua di cui aveva bisogno e anche con lei, dopo il miglioramento a vista d'occhio, sono in attesa di vedere le successive evoluzioni.

La terza pianta, che aveva tanti fiori e foglie è stata trattata allo stesso modo, con la differenza che la mia attenzione visiva è stata guidata sui piccoli boccioli secchi (da togliere) che erano nascosti dai fiori grandi vivi, che si piegavano in giù su se stessi. Lei a fine trattamento e dopo aver ricevuto le dovute cure si è ritirata su, sempre nel giro di  40 minuti.

Inutile evidenziare come l'operazione derivante dal trattamento eseguita sulle piante, insegni a fare altrettanto nella propria mente.

sabato 22 aprile 2017

Imprevedibilità ed equilibrio - Reiki

Forse... Non esiste sulla Terra un essere vivente uguale ad un altro.
Un essere umano... È sempre profondamente diverso da tutti gli altri. Il modo per raggiungere il benessere varia, per cui, gli effetti del reiki sono in parte imprevedibili.
Cosa significa concretamente?
Una persona può avere una tendenza sistematica ad escludere dalla propria sfera percettiva il dolore, accettando e dando spazio solo alle sensazioni piacevoli, esperimendo coscientemente ironia, risata, gioco, allegria.
Un'altra invece può avere l'abitudine a manifestare solo emozioni negative, un portamento severo, austero, sempre pronta ad arrabbiarsi, piangere, lamentarsi.
La prima persona a fine trattamento o a distanza di poche ore potrebbe veder affiorare alla mente alcune immagini tristi rimosse, alcuni dispiaceri ignoranti, soffocati e avere uno sfogo di pianto.
La seconda invece inizierebbe a ridere, scherzare, vedere tutti gli aspetti allegri della vita che di solito rimuove.
Entrambe avranno ristabilito l'equilibrio tra i due poli opposti e complementari dentro di sé. Avranno vissuto la pienezza del proprio essere.
Allo stesso modo, qualcuno può avere bloccato nella gola un 'ti voglio bene' oppure un 'vai a quel paese'. In entrambi i casi avrà male alla gola, ma quello che ne uscirà successivamente può variare.
Un po' come se un bambino si strozza con un qualcosa... Durante la desostruzione può uscir fuori una caramella o addirittura un piccolo giocattolo.
La cosa certa è che poi starà bene.

sabato 8 aprile 2017

Una Terra sotto ai piedi e un Cielo sopra alla testa... Reiki alle piante.

Un'esperienza molto bella con il Reiki è quella di trattare delle piante radicate a Terra, come ad esempio dei fiori su un prato.
Un piccolo fiore può sembrare a prima vista fragile, ma se ci si instaura un contatto energetico profondo si può sentire dall'interno quanta potenza, forza, resistenza abbia in sé. Si può apprendere qualcosa di elementare e importante allo stesso tempo. 
Ha due certezze: la Terra e il Cielo. 
Se viene calpestato, dopo un po' si rialza verso il Sole.
Percepisce ogni piccolo spostamento d'aria, il passaggio delle nuvole, l'arrivo di un temporale, il Sole con tutto il proprio essere e si prepara: si abbassa, si apre o si chiude, si avvicina ad un altro fiore o se ne allontana. Ha le percezioni amplificate in una grande apertura che non ne turba l'equilibrio...
Perché è radicato a Terra 
e tende verso il Cielo.
E noi... quanto sentiamo il Terreno sotto ai piedi, e quanto ci accorgiamo di avere un Cielo sopra alla testa?
Il fiore vive intensamente la propria giornata all'interno di queste due realtà sempre presenti anche se variabili nelle sensazioni che trasmettono.
E noi?
Se ad ogni variazione dell'ambiente ricordassimo di avere una Terra sotto ai piedi e un Cielo sopra alla testa... come ci sentiremmo?
La Terra e il Cielo nutrono l'umanità esattamente come tutti gli altri esseri viventi...
Ma l'umanità spesso se ne dimentica,
impegnata a barattare i risultati di questo processo naturale.

Ci muoviamo in mezzo a questi due spazi...
Quello che accade al centro può variare..
ma c'è una Terra sotto ai piedi
e un Cielo sopra alla testa.

Nella sensazione di perdere l'equilibrio...
abbiamo una Terra sotto ai piedi...
e un Cielo sopra alla testa...
proviamo a guardarli, a sentirli,..

a ringraziarli...

proprio come fa un fiore.

venerdì 10 marzo 2017

Il Reiki e il raffreddore

Un naso potrebbe scegliere di colare nonostante tutti gli sforzi che una persona abbia fatto per impedirglielo. Spesso è così che viene un raffreddore. Un pianto represso, che non ha mai preso una sostanziosa forma fisica, ne prende una sulla quale non si può avere il controllo. Questo spesso può emergere con un trattamento Reiki, durante o dopo il quale il raffreddore assume la sua forma originaria, proprio quella di un sincero e intenso pianto. Può capitare che dopo il pianto il raffreddore sparisca, nel caso si tratti di qualcosa di lieve. Altre volte sono necessari una serie di trattamenti perché si tratta di un qualcosa che è arrivato fino ai bronchi a livello fisico e più pervasivo interiormente.

mercoledì 8 marzo 2017

Reiki...cos'è?

Cos’è il Reiki? Innanzitutto occorre precisare che il Reiki non è una disciplina miracolosa.E’ un percorso che giorno per giorno aiuta un individuo a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, paure, desideri, potenzialità latenti e ad agire  sulle abitudini che imprigionano anima e corpo. “Solo per oggi non ti preoccupare” recita ad esempio uno dei principi del reiki. Quando si inizia questo percorso si potrebbe non essere pienamente consapevoli di cosa significhi, a livello profondo, e con il tempo scoprire un significato nuovo di una frase apparentemente così semplice… “solo per oggi”, quando se no? “non ti preoccupare”, implica fiducia in se stessi e nell’Universo, la consapevolezza che tutto andrà per il verso giusto. Magari si vive per un periodo il semplice carpe diem. E’ un principio molto importante per chi pratica il reiki, in quanto interagisce con un’energia calda, solare, che smuove le emozioni, mette di fronte a delle realtà che precedentemente non si erano notate, stimola l’azione nella vita quotidiana, la decostruzione e la costruzione, l’autenticità, lo sbaglio funzionale. Accelera. Una condizione in cui è importante ricordare “ solo per oggi non ti preoccupare ”. Dopo un po’ di pratica, quando si agisce sul sistema chakras, anche se dalla teoria si era appreso che il settimo chakra, o il mille petali è collegato alla fiducia, al lasciarsi andare, si ha la possibilità di “toccare con mano” (quale definizione più appropriata?) l’evoluzione di questa qualità nella nostra vita interiore ed esteriore. Infatti, tante sono le tipologie di trattamento possibili, ma può capitare che in uno dei primi trattamenti, non più didattici ma istintivi, esplorativi, si incontri un vero e proprio limite, il gelo, non su un chakra, ma nel collegamento con un altro, come può essere ad esempio il settimo. Di solito questo si fa per creare un equilibrio tra i due aspetti della vita cui essi sono collegati. Ma può capitare che ci sia un blocco talmente forte, un qualcosa di radicato, magari anche da una decina di anni, per cui l’equilibrio in questione non si viene ad instaurare nell'immediato. Il problema non è nella tecnica. C’è bisogno di tempo. Si è messo in moto qualcosa, che, ad esempio, rifacendo a distanza di un anno la stessa sperimentazione si può notare con sorpresa che non avviene più. Nel frattempo si sbloccano altre situazioni, altre emozioni, si cresce abbastanza da poter prendere consapevolezza di un qualcosa che era lì da tanto, ma che si è sciolto progressivamente. Il reiki quindi, è un percorso di crescita per chi offre e per chi riceve. Aiuta a guarire nel corpo e nell’anima, e come ogni processo di guarigione prevede la percezione del dolore. Non procura solo sensazioni positive, mette in contatto con tutto il proprio essere. In Giappone attualmente c’è ancora la scuola creata da Usui: si tratta di un istituzione religiosa gestita da dei monaci con un sistema parecchio diverso da quello occidentale. I monaci si trovano in un ambiente protetto, non interagiscono molto con la vita esterna al tempio. La loro pratica prevede un lavoro su se stessi e la sua trasmissione ai nuovi discepoli.In Italia, il reiki è un percorso che si fa in un contesto di vita quotidiana, il che richiede un lavoro di centratura diverso. Trattandosi di un percorso di guarigione che implica quanto detto prima, è individuale, ma in alcuni momenti può esserci la necessità di un supporto, di figure di riferimento per questioni apparentemente lontane dal Reiki, ma che il Reiki fa emergere, mette in moto. 

lunedì 20 febbraio 2017

Il terzo occhio e la curiosità

Sono molte le tecniche e formule che al proprio interno comprendono un'azione sul sesto chakra, o terzo occhio come parte di un sistema. I significati che gli sono stati attribuiti sono vari, sempre in qualche modo legati alla saggezza, al pensiero, alla capacità di "guardare oltre". Ma cosa significa realmente "guardare oltre", rendersi conto di chi o cosa abbiamo di fronte e come avviene? In alcune filosofie questo chakra è strettamente legato al perdono, il che a mio avviso può essere frainteso e proprio per questo userò come esempio questo termine. Si tratta infatti di un termine che ha implicita la consapevolezza di un passato e il proseguire verso il futuro. Ma se viene messo in pratica perché " è giusto perdonare", "si deve", perché fa parte di una cultura acquisita, e quindi di qualcosa di " acquisito dall'esterno" come si può parlare di qualcosa di essenziale come può esserlo una qualità umana?
Se guardiamo un bambino risalire a questa qualità primaria sembra più semplice. Infatti un qualcosa che caratterizza il bambino è la curiosità. "Solo per oggi non ti arrabbiare" dice uno dei principi del Reiki. Ma se viene messo in pratica come costrizione di se stessi ecco che si è nuovamente di fronte ad una semplice deviazione della rabbia verso un qualcosa di incognito, penalizzata senza una reale spiegazione, da qualcosa di esterno. E bene se si guarda un bambino si può avere una risposta: egli spesso gioca con la rabbia, gioca a conoscere varie reazioni dell'adulto. È curioso di vedere, conoscere, proprio guardare oltre. Impara a padroneggiare la rabbia come qualsiasi altra cosa per esplorazione. Non ha ancora uno schema. Ed è proprio questa curiosità di vedere cosa può esserci oltre che può effettivamente realizzare quell'apertura mentale all'altro e a se stessi con un sentimento pulito e primordiale come può esserlo la curiosità. Può prevedere una sollecitazione esterna ma mai una vena di "dovere" morale. La curiosità è libera e permette di guardare realmente oltre, per il semplice desiderio di vedere e conoscere.

Reiki e il gatto

Il Reiki è una tecnica di canalizzazione energetica, con la quale attraverso l'imposizione delle mani si aiuta un essere vivente, che sia un essere umano, un animale, una pianta o anche una pietra a raggiungere il proprio equilibrio ottimale in un dato momento, la massima espressione del suo essere, della sua bellezza, del suo benessere.
Come reagisce un gatto a questo tipo di trattamento?
Il gatto ha i chakra come l'essere umano ma nel suo caso il trattamento è diverso da quello dell'essere umano, perché è un animale molto autonomo: sceglie di posizionare sotto alle mani la parte che ha bisogno di energia, si sposta di volta in volta o resta fermo a seconda di quanta energia e dove gli occorre. Se sta bene e non ne sente il bisogno rifiuta il trattamento, se in un determinato punto non ha bisogno di energia lo fa capire. Quando il trattamento è terminato si alza e va via. Quando riceve più energia di quella di cui ha bisogno, fa una cosa meravigliosa: restituisce l'energia, "tratta" a sua volta chi gli fa il trattamento oppure un altro gatto in caso della presenza di diversi gatti nella stessa casa.
Il gatto ha una piena consapevolezza del proprio stato energetico e sa gestire l'energia che gli arriva. Poi può essere curioso, annusare di cosa si tratta, leccare le mani, esplorare. Gradisce il reiki nella misura in cui ne ha bisogno.