Cos’è il
Reiki? Innanzitutto
occorre precisare che il Reiki non è una disciplina miracolosa.E’ un
percorso che giorno per giorno aiuta un individuo a prendere consapevolezza
delle proprie emozioni, paure, desideri, potenzialità latenti e ad agire sulle abitudini che imprigionano anima e
corpo.
“Solo per oggi non ti preoccupare” recita ad esempio uno dei principi del
reiki.
Quando si inizia questo percorso si potrebbe non essere pienamente consapevoli
di cosa significhi, a livello profondo, e con il tempo scoprire un significato
nuovo di una frase apparentemente così semplice… “solo per oggi”, quando se no?
“non ti preoccupare”, implica fiducia in se stessi e nell’Universo, la
consapevolezza che tutto andrà per il verso giusto. Magari si vive per un
periodo il semplice carpe diem. E’ un
principio molto importante per chi pratica il reiki, in quanto interagisce con un’energia calda, solare, che
smuove le emozioni, mette di fronte a delle realtà che precedentemente non si
erano notate, stimola l’azione nella vita quotidiana, la decostruzione e la
costruzione, l’autenticità, lo sbaglio funzionale. Accelera. Una condizione in
cui è importante ricordare “ solo per oggi non ti preoccupare ”. Dopo un po’ di
pratica, quando si agisce sul sistema chakras, anche se dalla teoria si era
appreso che il settimo chakra, o il mille petali è collegato alla fiducia, al
lasciarsi andare, si ha la possibilità di “toccare con mano” (quale definizione
più appropriata?) l’evoluzione di questa qualità nella nostra vita interiore ed
esteriore. Infatti, tante sono le tipologie di trattamento possibili, ma può
capitare che in uno dei primi trattamenti, non più didattici ma istintivi,
esplorativi, si incontri un vero e proprio limite, il gelo, non su un chakra,
ma nel collegamento con un altro, come può essere ad esempio il settimo. Di
solito questo si fa per creare un equilibrio tra i due aspetti della vita cui
essi sono collegati. Ma può capitare che ci sia un blocco talmente forte, un
qualcosa di radicato, magari anche da una decina di anni, per cui l’equilibrio
in questione non si viene ad instaurare nell'immediato. Il problema non è nella tecnica. C’è
bisogno di tempo. Si è messo in moto qualcosa, che, ad esempio, rifacendo a
distanza di un anno la stessa sperimentazione si può notare con sorpresa che
non avviene più. Nel frattempo si sbloccano altre situazioni, altre emozioni,
si cresce abbastanza da poter prendere consapevolezza di un qualcosa che era lì
da tanto, ma che si è sciolto progressivamente.
Il reiki quindi, è un percorso di crescita per chi offre e per chi riceve.
Aiuta a guarire nel corpo e nell’anima, e come ogni processo di guarigione
prevede la percezione del dolore. Non procura solo sensazioni positive, mette
in contatto con tutto il proprio essere.
In Giappone attualmente c’è ancora la scuola creata da Usui: si tratta di un
istituzione religiosa gestita da dei monaci con un sistema parecchio diverso da
quello occidentale. I monaci si trovano in un ambiente protetto, non
interagiscono molto con la vita esterna al tempio. La loro pratica prevede un
lavoro su se stessi e la sua trasmissione ai nuovi discepoli.In Italia,
il reiki è un percorso che si fa in un contesto di vita quotidiana, il che
richiede un lavoro di centratura diverso.
Trattandosi di un percorso di guarigione che implica quanto detto prima, è
individuale, ma in alcuni momenti può esserci la necessità di un supporto, di figure di riferimento per questioni apparentemente lontane dal Reiki, ma che il
Reiki fa emergere, mette in moto.
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