venerdì 10 marzo 2017

Il Reiki e il raffreddore

Un naso potrebbe scegliere di colare nonostante tutti gli sforzi che una persona abbia fatto per impedirglielo. Spesso è così che viene un raffreddore. Un pianto represso, che non ha mai preso una sostanziosa forma fisica, ne prende una sulla quale non si può avere il controllo. Questo spesso può emergere con un trattamento Reiki, durante o dopo il quale il raffreddore assume la sua forma originaria, proprio quella di un sincero e intenso pianto. Può capitare che dopo il pianto il raffreddore sparisca, nel caso si tratti di qualcosa di lieve. Altre volte sono necessari una serie di trattamenti perché si tratta di un qualcosa che è arrivato fino ai bronchi a livello fisico e più pervasivo interiormente.

mercoledì 8 marzo 2017

Reiki...cos'è?

Cos’è il Reiki? Innanzitutto occorre precisare che il Reiki non è una disciplina miracolosa.E’ un percorso che giorno per giorno aiuta un individuo a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, paure, desideri, potenzialità latenti e ad agire  sulle abitudini che imprigionano anima e corpo. “Solo per oggi non ti preoccupare” recita ad esempio uno dei principi del reiki. Quando si inizia questo percorso si potrebbe non essere pienamente consapevoli di cosa significhi, a livello profondo, e con il tempo scoprire un significato nuovo di una frase apparentemente così semplice… “solo per oggi”, quando se no? “non ti preoccupare”, implica fiducia in se stessi e nell’Universo, la consapevolezza che tutto andrà per il verso giusto. Magari si vive per un periodo il semplice carpe diem. E’ un principio molto importante per chi pratica il reiki, in quanto interagisce con un’energia calda, solare, che smuove le emozioni, mette di fronte a delle realtà che precedentemente non si erano notate, stimola l’azione nella vita quotidiana, la decostruzione e la costruzione, l’autenticità, lo sbaglio funzionale. Accelera. Una condizione in cui è importante ricordare “ solo per oggi non ti preoccupare ”. Dopo un po’ di pratica, quando si agisce sul sistema chakras, anche se dalla teoria si era appreso che il settimo chakra, o il mille petali è collegato alla fiducia, al lasciarsi andare, si ha la possibilità di “toccare con mano” (quale definizione più appropriata?) l’evoluzione di questa qualità nella nostra vita interiore ed esteriore. Infatti, tante sono le tipologie di trattamento possibili, ma può capitare che in uno dei primi trattamenti, non più didattici ma istintivi, esplorativi, si incontri un vero e proprio limite, il gelo, non su un chakra, ma nel collegamento con un altro, come può essere ad esempio il settimo. Di solito questo si fa per creare un equilibrio tra i due aspetti della vita cui essi sono collegati. Ma può capitare che ci sia un blocco talmente forte, un qualcosa di radicato, magari anche da una decina di anni, per cui l’equilibrio in questione non si viene ad instaurare nell'immediato. Il problema non è nella tecnica. C’è bisogno di tempo. Si è messo in moto qualcosa, che, ad esempio, rifacendo a distanza di un anno la stessa sperimentazione si può notare con sorpresa che non avviene più. Nel frattempo si sbloccano altre situazioni, altre emozioni, si cresce abbastanza da poter prendere consapevolezza di un qualcosa che era lì da tanto, ma che si è sciolto progressivamente. Il reiki quindi, è un percorso di crescita per chi offre e per chi riceve. Aiuta a guarire nel corpo e nell’anima, e come ogni processo di guarigione prevede la percezione del dolore. Non procura solo sensazioni positive, mette in contatto con tutto il proprio essere. In Giappone attualmente c’è ancora la scuola creata da Usui: si tratta di un istituzione religiosa gestita da dei monaci con un sistema parecchio diverso da quello occidentale. I monaci si trovano in un ambiente protetto, non interagiscono molto con la vita esterna al tempio. La loro pratica prevede un lavoro su se stessi e la sua trasmissione ai nuovi discepoli.In Italia, il reiki è un percorso che si fa in un contesto di vita quotidiana, il che richiede un lavoro di centratura diverso. Trattandosi di un percorso di guarigione che implica quanto detto prima, è individuale, ma in alcuni momenti può esserci la necessità di un supporto, di figure di riferimento per questioni apparentemente lontane dal Reiki, ma che il Reiki fa emergere, mette in moto. 

martedì 7 marzo 2017

La chiaroveggenza e...un porto sicuro

La nostra anima spesso è come una nave che si muove in un vasto oceano e qualche volta ha bisogno di raggiungere un porto conosciuto in cui fare rifornimento per ripartire verso nuove mete, da cui poter guardare l'orizzonte.
La capacità che ogni essere umano ha di guardare oltre lo spazio ed il tempo, con una chiarezza sempre maggiore col passare del tempo è strettamente legata a questo porto.
Cosa è questo porto e come raggiungerlo? Moltissimi filosofi, teologi, monaci hanno descritto nel corso dei millenni tantissime strade per arrivarci. Qualcuno recita un mantra con costanza, qualcuno fa una preghiera, qualcuno medita in vari modi, qualcuno chiede, qualcun altro cerca di raggiungerlo razionalmente. La via per raggiungerlo è soggettiva. Basta sceglierne una. Un codice, una forte fiducia e possiamo vedere molto di più.
Cosa significa? Personalmente da un po' di tempo raggiungo il mio porto mediante la recitazione del mantra del sutra del cuore. Prima di fare un trattamento reiki, prima di fare una lettura dei tarocchi, prima di arrabbiarmi, prima di dare un'indicazione a qualcuno, in un momento di dubbio... Recito dentro di me questo mantra e inizio a vedere oltre. Oltre qualsiasi giudizio razionale che potrei avere di una situazione, come ad esempio una persona arrabbiata perché qualcuno non sta arrivando... posso avere la certezza che chi attendeva arriverà a breve, posso vederlo chiaramente e questo accadrà. Si tratta di un vedere che si libera di quello che molti definiscono razionalità: un codice di pensieri ben delimitato da un confine, come dire, "in numero limitato", sempre gli stessi. Un codice di valutazione delle situazioni poco flessibile, simile ad una trave di legno e non ad un fiume.
Non importa se recitate una preghiera, un mantra, fate un rituale o altro. Quello che conta è fermarsi per un istante e lasciare che siano gli occhi a guardare, le orecchie ad ascoltare, il cuore a percepire e così via, con la fiducia sempre più salda che si rafforza con le esperienze nel fatto di poter vedere, ascoltare, capire indifferentemente da quello che si potrebbe sapere. Voler guardare sempre più profondamente, permette di vedere, a patto che il fine sia realmente quello.
La chiaroveggenza non è una magia, ma un allenamento a guardare.
Avete presente formule come " narrami o Musa"? Per quanto rappresentino una formula ricorrente di determinati periodi storici ha una valenza anche a livello di creazione. È una disposizione d'animo molto simile a quella di cui vi ho scritto.

lunedì 20 febbraio 2017

Il terzo occhio e la curiosità

Sono molte le tecniche e formule che al proprio interno comprendono un'azione sul sesto chakra, o terzo occhio come parte di un sistema. I significati che gli sono stati attribuiti sono vari, sempre in qualche modo legati alla saggezza, al pensiero, alla capacità di "guardare oltre". Ma cosa significa realmente "guardare oltre", rendersi conto di chi o cosa abbiamo di fronte e come avviene? In alcune filosofie questo chakra è strettamente legato al perdono, il che a mio avviso può essere frainteso e proprio per questo userò come esempio questo termine. Si tratta infatti di un termine che ha implicita la consapevolezza di un passato e il proseguire verso il futuro. Ma se viene messo in pratica perché " è giusto perdonare", "si deve", perché fa parte di una cultura acquisita, e quindi di qualcosa di " acquisito dall'esterno" come si può parlare di qualcosa di essenziale come può esserlo una qualità umana?
Se guardiamo un bambino risalire a questa qualità primaria sembra più semplice. Infatti un qualcosa che caratterizza il bambino è la curiosità. "Solo per oggi non ti arrabbiare" dice uno dei principi del Reiki. Ma se viene messo in pratica come costrizione di se stessi ecco che si è nuovamente di fronte ad una semplice deviazione della rabbia verso un qualcosa di incognito, penalizzata senza una reale spiegazione, da qualcosa di esterno. E bene se si guarda un bambino si può avere una risposta: egli spesso gioca con la rabbia, gioca a conoscere varie reazioni dell'adulto. È curioso di vedere, conoscere, proprio guardare oltre. Impara a padroneggiare la rabbia come qualsiasi altra cosa per esplorazione. Non ha ancora uno schema. Ed è proprio questa curiosità di vedere cosa può esserci oltre che può effettivamente realizzare quell'apertura mentale all'altro e a se stessi con un sentimento pulito e primordiale come può esserlo la curiosità. Può prevedere una sollecitazione esterna ma mai una vena di "dovere" morale. La curiosità è libera e permette di guardare realmente oltre, per il semplice desiderio di vedere e conoscere.

Reiki e il gatto

Il Reiki è una tecnica di canalizzazione energetica, con la quale attraverso l'imposizione delle mani si aiuta un essere vivente, che sia un essere umano, un animale, una pianta o anche una pietra a raggiungere il proprio equilibrio ottimale in un dato momento, la massima espressione del suo essere, della sua bellezza, del suo benessere.
Come reagisce un gatto a questo tipo di trattamento?
Il gatto ha i chakra come l'essere umano ma nel suo caso il trattamento è diverso da quello dell'essere umano, perché è un animale molto autonomo: sceglie di posizionare sotto alle mani la parte che ha bisogno di energia, si sposta di volta in volta o resta fermo a seconda di quanta energia e dove gli occorre. Se sta bene e non ne sente il bisogno rifiuta il trattamento, se in un determinato punto non ha bisogno di energia lo fa capire. Quando il trattamento è terminato si alza e va via. Quando riceve più energia di quella di cui ha bisogno, fa una cosa meravigliosa: restituisce l'energia, "tratta" a sua volta chi gli fa il trattamento oppure un altro gatto in caso della presenza di diversi gatti nella stessa casa.
Il gatto ha una piena consapevolezza del proprio stato energetico e sa gestire l'energia che gli arriva. Poi può essere curioso, annusare di cosa si tratta, leccare le mani, esplorare. Gradisce il reiki nella misura in cui ne ha bisogno.

sabato 21 gennaio 2017

Trovare un incantatore nei tarocchi - risposta ad una domanda frequente



Il Bagatto e il Papa si può dire che siano due figure carismatiche che possono utilizzare le proprie qualità con un fine “positivo” e con un fine “negativo”.


In questo articolo ci soffermeremo sul secondo.
Come potete notare sulla carta del Bagatto solitamente si può vedere un tavolino, del quale non possiamo vedere la fine, con tre punti d’appoggio. Sopra sono disposte una serie di oggetti, generalmente rappresentanti i quattro semi degli arcani minori e quindi i 4 elementi, ma in una lettura sul piano fisico può indicare un vero e proprio tavolo, come nel caso di un lavoro da commerciante, oppure può indicare una serie di oggetti, strumenti, argomentazioni che sono disposti di fronte al consultante. In mano ha uno strumento che potrebbe essere una bacchetta magica o un flauto, proprio ad indicare il possesso di uno strumento, in caso negativo, per ammaliare con un “gioco di prestigio” o di abilità chi ha davanti, nascondendo un qualcosa sulla parte del tavolo che non ci mostra, o anche sotto.


Il Papa del resto ha in mano uno strumento molto potente e più raffinato per raggiungere un fine: una tiara. Questa al centro rappresenta l’essere umano, e poi rispettivamente ai due lati dal basso verso l’alto, i regni minerale, vegetale, animale e l’Angelo, l’Arcangelo e Dio. Ha un cappello sul quale torna il numero 3, e sulla mano un guanto che separa la mano dal bastone papale, in segno di devozione e raffinatezza. Il Papa quindi è un messaggero di Dio, che nella società moderna, nella vita di un singolo individuo può anche indicare un padre, oppure un insegnante o delle volte anche un datore di lavoro in una struttura piramidale, che ha in suo possesso una vasta cultura che gli permette di dare indicazioni mediante l’uso della parola. E’ una figura che “dà la benedizione” a fare un qualcosa, mentre le figure sottostanti, i seguaci ascoltano fedelmente le sue parole d’insegnamento. Può capitare tuttavia che non utilizzi la cultura in suo possesso con un fine nobile come sembra. Può infatti mentire su un qualcosa, oppure creare seguaci in un sistema gerarchico settario, con strumenti sempre raffinati e col carisma. Il consultante può trovarsi a volte nella situazione del Papa, altre in quella di coloro che ne chiedono la benedizione, senza riuscire a vivere una situazione di parità. Accompagnato alla Torre in una lettura può indicare anche superbia che un giorno dovrà crollare di fronte alla realtà.





Sia il Papa che il Bagatto, possono sfruttare il lato ombra delle proprie capacità, se il consultante glielo concede, sempre che queste carte non rappresentino lui in prima persona. Se si trova all’altro lato della tavola, guardandone solo una piccola parte, con l’attenzione catturata da qualche dettaglio e le orecchie catturate dal suono di una dolce melodia o da un gioco di prestigio, con una scarsa partecipazione, trovandosi in una condizione da spettatore, la sua capacità di controllo che pensa di avere sulla realtà è parziale o nullo. Se si trova in una posizione di suddito, di perenne allievo precludendosi la possibilità di parlare egli stesso oppure, dall’altro lato quella di un dialogo alla pari, rischia di perdere il contatto con la realtà concreta e terrena per un qualcosa di cui non può verificare la veridicità.

martedì 1 novembre 2016

Tarocchi: qualche regola di schermatura energetica

Spesso la lettura dei Tarocchi richiede lo sviluppo di alcune qualità umane, necessarie anche in altre circostanze della vita. Qualcuno ce le ha per natura, qualcun altro le apprende proprio facendo delle divinazioni, qualcun altro ancora attraverso una serie di esperienze della vita. Una di queste qualità é senz'altro la capacità di porre dei confini. In una divinazione infatti siamo di fronte ad un altro essere umano il cui stato d'animo non sempre gli permette di avere la lucidità di comprenderli, accettarli e rispettarli, e questa potrebbe essere proprio la ragione per cui ci chiede un consulto. Il fine della divinazione deve essere la divinazione stessa e non far contento qualcuno. Chi é abituato a leggere i Tarocchi sa che quello che sta facendo ha una dignità. Per cui se la risposta non é accettata, o svalutata non va cambiata. I tarocchi mettono su un tavolo quello che spesso una persona non vuole vedere o accettare, ma che non per questo non é una realtà. Si possono fare domande per delle soluzioni o per approfondire, niente di più. La domanda non va rifatta. Di solito la persona in questione cambia idea a distanza di pochi giorni, quando ha modo di osservare la realtà con altri occhi, ma affinché una volta notata la validità del responso possa farne buon uso, é necessario essere chiari e inflessibili quando é di fronte a noi.
Può capitare che qualcuno chieda un consulto con l'intenzione di schernire. Si può accettare la sfida, stare al gioco, e dare delle risposte inaspettate. Ma questo costa un impegno energetico notevole e bisogna sempre chiedersi se ne valga la pena. Infondo il fine della divinazione é dare un aiuto.
Infine qualcuno potrebbe chiedere delle divinazioni con altri fini ancora, meno nobili, in questo caso consiglio vivamente di interrompere la o le letture.
Le piccole regole che vi ho elencato hanno un valore energetico molto importante. Infatti può capitarvi dopo una lettura di avvertire un forte dolore agli occhi, alla gola o alla testa.
Se vi dovesse capitare, traetene un insegnamento. Inavvertitamente avete fatto uno sbaglio, non avete posto un confine da qualche parte.
Ricordate che dal momento in cui iniziate a fare delle letture, iniziate anche un percorso insieme alle vostre carte che possono mettervi di fronte a piccoli fastidi per aiutarvi in una crescita personale utile nella vita di tutti i giorni.