martedì 17 aprile 2018

L'Appeso





Cambiare prospettiva. 
Spesso basta così poco. 
Molte preoccupazioni, ansie, paure, arrabbiature sono solo questione di prospettiva. 
Quando si guarda un qualcosa attraverso un filtro mentale, un pensiero fisso, si è appesi, legati a testa in giù ad una determinata idea. 
Il punto di vista dell'Appeso è una forzatura in quella posizione, un aggiustamento scomodo di tutto il suo essere che impedisce qualsiasi movimento, per riuscire a guardare"meglio". 
Quest' osservazione può essere interessante se l'Appeso, quasi per gioco, rimane in questa posizione per poco tempo: il tempo necessario per vedere un determinato lato della situazione. 
Ma se il suo stare il quella posizione fosse troppo serio, la testa diventerebbe sempre più pesante, la coscienza sempre meno presente, la paura sempre più grande. Sarebbe quasi un auto-castigo. 
Infatti anticamente esisteva sia un gioco, in cui si era appesi ad una corda a testa in giù, dondolando per pochi minuti, sia la punizione, molto più prolungata e tortuosa (se non addirittura fino alla morte). 
Quando siamo l'Appeso possiamo scegliere quando rimettere i piedi a terra, lasciando che l'ipotesi "peggiore" o per assurdo rimanga tale: una semplice ipotesi, un semplice pensiero che non deve togliere spazio alla realtà, ma essere una breve parentesi. 

lunedì 16 aprile 2018

Rete di vita




Ogni essere umano sa in cuor suo cosa avviene in qualsiasi altro luogo della Terra.
I media sono un’invenzione dell’uomo, una direzione di “semplificazione”.
Non c’è essere umano sulla Terra che possa realmente ignorare cosa avviene ad altri esseri umani, o alla Terra stessa. Possono mancare le nozioni teoriche.
C’è una parte di noi che è collegata al pianeta Terra, connessione che ci permette di essere in Vita. Un’altra parte è collegata a tutto l’ecosistema, e infine, ovviamente, c’è una parte collegata ad ogni singolo essere umano, in quanto appartenenti alla stessa specie.
Quotidianamente siamo impegnati a vivere la nostra vita, con i vari impegni, progettualità, preoccupazioni.
Spesso si comincia a meditare per trovare uno stato di serenità interiore, avere una purificazione dello Spirito, trovare un equilibrio con se stessi. Inevitabilmente, chi prima chi poi, si giunge all’esigenza di un contatto maggiore anche con la Terra, l’Universo, l’umanità. Del resto le parole Yoga e Reiki, significano connessione tra la propria parte fisica, il proprio Spirito e l’Universo, Dhamma o Grande Spirito. Sicuramente ce ne sono altre, chiunque si sia dilettato in questo tipo di ricerca, ha dato un nome diverso alla via intrapresa e ai vari componenti, ma è giunto alla stessa conclusione: la connessione.
La differenza tra un essere umano che ha preso consapevolezza di questo e uno che non ne ha, è l’illusione di potersi “tenere fuori” dalla sofferenza del mondo.
Infatti, se provate a praticare (quello che preferite) per la pace, serenità e gioia sulla Terra e successivamente vi guardate allo specchio, potreste notare delle variazioni nel volto.
Quella sofferenza, diffusa sulla Terra, è  dentro di voi, anche se non ne avvertite il peso, anche se non vi causa dolore fisico o emozionale (di una tipologia che avete appreso a riconoscere, in quanto ancora non “ufficializzato”). E’ comunque presente in qualche forma, in quanto siete all’interno di una rete di Vita di cui vi alimentate e a cui donate nutrimento in ogni istante di presenza su questo piano dimensionale. 
Sapere la Verità è una scelta di ogni singolo individuo. Tutti possiamo sapere cosa avviene in ogni singola parte della Terra, se lo decidiamo, basta esercitarsi e coltivare una via con costanza e dedizione (una cosa, fatta bene).
Tutti possiamo attraverso questa rete donare consapevolmente pace …  se  abbiamo appreso ad essere in pace con coloro che ci circondano e con noi stessi.
Del resto, se noi non ne siamo consapevoli,  stiamo scegliendo se metterci anche del nostro, intorbidendola ulteriormente (ne siamo parte, sempre, se ci scollegassimo moriremmo), e di essere sordi e ciechi a delle informazioni che abbiamo a disposizione.
Vivere il Qui e Ora inizia con uno spazietto di casa, su una metro, o in altri piccoli luoghi. Ma può giungere ad un Qui e Ora totale… in cui si è Qui e Ora in completa consapevolezza dei propri pensieri, azioni, parole, e informazioni che arrivano e si immettono nella Rete.
A questo punto non ci sarà giornale, televisione, o altro che possa mentire.
Un essere connesso non può essere ingannato, sa, vede, ascolta, e manda consapevolmente altre informazioni nella rete … non quella artificiale da cui leggete ora questo post.
Una Rete Viva.

giovedì 12 aprile 2018

L'Eremita e il perdono


L'Eremita è una persona che tenta di fare luce sul passato, con le spalle rivolte al futuro. 

A chi non è mai capitato di essere Eremita? 
Un evento, o una serie di eventi di cui non ci si riesce a fare una ragione, a cui non si riesce a dare una spiegazione, raggelano il cuore, lasciando quell'unico lume artificiale tra mani: il lume dell'esperienza vissuta, che al negativo può generare ombre sulle pareti del cuore, rinchiudere un essere in uno stato di isolamento dal mondo esterno. Al positivo può permettere di ricavare nel passato un insegnamento utile per il futuro.

L'Eremita è un bambino interiore che tiene il broncio alla vita a causa di alcuni vissuti, a livello conscio o meno. 

Chi ha vissuto un forte lutto, oppure ha visto una parte del mondo che non ha accettato, diventa, transitoriamente o meno, Eremita.

La necessità reale dell'Eremita è riappacificarsi con se stesso e con gli altri, ossia, perdonare se stesso e gli altri. 


Molto spesso questa carta è collegata nello specifico a problematiche con chi non fa più parte della vita del consultante, a volte addirittura defunto.


Ringraziare le esperienze nella loro integrità: le persone coinvolte, perdonare se stessi per non essere riusciti a creare esiti diversi, perdonare gli altri, per essersene andati (in qualsiasi senso) o essersi comportati in un determinato modo, donare un po' di luce di Guarigione a quelle esperienze dentro di noi nel presente, ci permette di lasciarle andare, sciogliendo la neve sotto i piedi dell'Eremita.

Il lume della ragione condizionata spesso prende le distanze dal cuore, portando fuori strada. 






mercoledì 11 aprile 2018

Connessione

La felicità é uno stato di connessione con la Fonte interiore ed esteriore. Connessione con quanto vive.
Se siamo sconnessi da noi stessi non possiamo essere felici.
Se siamo sconnessi dalla Terra non possiamo essere felici.
Se siamo sconnessi dall'Universo non possiamo essere felici.
La felicità é uno stato dell'essere che deriva dalla connessione alla fonte vivente. 
É tanta, infinita, impareggiabile con qualsiasi conquista di una razionalità condizionata.
La connessione é una decisione che genera gratitudine.

giovedì 5 aprile 2018

Meditazione - Pensiero

Il termine meditazione designa pratiche differenti tra loro.
In italiano il termine meditazione spesso è associato alla riflessione.
Quando parliamo di meditazione in campo esoterico, spirituale, o riferendoci alle pratiche di matrice prevalentemente orientale, indichiamo la ricerca del silenzio mentale per accedere ad uno stato di pace, al proprio tempio interiore, e per trovare le risposte alle proprie domande in noi stessi, senza le forzature della mente "razionale" che spesso è una raccolta di condizionamenti e di ristrettezze autoimposte alle nostre percezioni.
Iniziare a meditare, vuol dire essere curiosi di sentire chi siamo e volersi connettere alla propria fonte interiore.
Agli inizi può sembrare impossibile "non pensare" anche solo per 10 minuti. Come si fa? Vi chiederete.
Vi propongo un esercizio al contrario.

Scegliete una sola parola che vi piace, positiva. Ad esempio "pace".
A questo punto, potete fare tutto quello che volete. Camminare o stare seduti, continuare le attività che fate naturalmente con una sola variazione: sostituire i vostri pensieri con la sola parola che avete scelto.
Quindi diventerebbe "pace pace pace pace pace...".
Fate questo per almeno 10 minuti.
Sentirete così il vostro ritmo di pensiero.
Il pensiero organizza in parte la vostra energia, quella che diventa con il tempo materia.
Sentirete quanta preziosa energia avete a disposizione, e potreste avvertire un'azione benefica della parola che avete scelto.
Potete ripetere l'esercizio più volte, ma molto probabilmente lo troverete stancante dopo un po', e avvertirete quanto varia la forma della parola che esce dalla bocca.
Quanto avviene a livello della materia avviene anche dentro di voi.
Osservando il vostro ritmo di pensiero potete comprendere molte cose sulla natura della mente, sull'energia che utilizzate e come.
Dite la vostra parola, e osservate cosa avviene al vostro corpo senza commentare. Osservate cosa avviene nella vostra giornata successivamente.
Può essere un primo passo per avvicinarvi alla meditazione silenziosa, che inizialmente può trovare difficoltà.