giovedì 23 marzo 2017

Il Reiki e le scorie

Nel caso di un mal di gola a cui segue la febbre, può capitare in un primo trattamento, di avere una forte sudorazione proprio mentre si tratta il collo, con la conseguente scomparsa della febbre. Proprio come con il raffreddore, c'è una fuoriuscita delle scorie sotto forma di liquidi (lacrime, sudore), qualcosa che esce fisicamente fuori dal corpo portando via i vari sintomi mano a mano che si agisce sulle cause di natura energetica. Si tratta di una stimolazione degli strumenti che il corpo ha già a disposizione per espellere i vari agenti patogeni e le scorie dei propri processi. Queste scorie, quindi, non spariscono nel nulla ma assumono un'altra forma transistoria sulla superficie del corpo, ed escono in uno dei tanti modi che il corpo ha per espellere un qualcosa, a seconda del problema fisico che ha avuto.
Per questo motivo, dopo un trattamento che lavora su un malessere fisico, è consigliabile farsi una doccia.

venerdì 10 marzo 2017

Il Reiki e il raffreddore

Un naso potrebbe scegliere di colare nonostante tutti gli sforzi che una persona abbia fatto per impedirglielo. Spesso è così che viene un raffreddore. Un pianto represso, che non ha mai preso una sostanziosa forma fisica, ne prende una sulla quale non si può avere il controllo. Questo spesso può emergere con un trattamento Reiki, durante o dopo il quale il raffreddore assume la sua forma originaria, proprio quella di un sincero e intenso pianto. Può capitare che dopo il pianto il raffreddore sparisca, nel caso si tratti di qualcosa di lieve. Altre volte sono necessari una serie di trattamenti perché si tratta di un qualcosa che è arrivato fino ai bronchi a livello fisico e più pervasivo interiormente.

mercoledì 8 marzo 2017

Reiki...cos'è?

Cos’è il Reiki? Innanzitutto occorre precisare che il Reiki non è una disciplina miracolosa.E’ un percorso che giorno per giorno aiuta un individuo a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, paure, desideri, potenzialità latenti e ad agire  sulle abitudini che imprigionano anima e corpo. “Solo per oggi non ti preoccupare” recita ad esempio uno dei principi del reiki. Quando si inizia questo percorso si potrebbe non essere pienamente consapevoli di cosa significhi, a livello profondo, e con il tempo scoprire un significato nuovo di una frase apparentemente così semplice… “solo per oggi”, quando se no? “non ti preoccupare”, implica fiducia in se stessi e nell’Universo, la consapevolezza che tutto andrà per il verso giusto. Magari si vive per un periodo il semplice carpe diem. E’ un principio molto importante per chi pratica il reiki, in quanto interagisce con un’energia calda, solare, che smuove le emozioni, mette di fronte a delle realtà che precedentemente non si erano notate, stimola l’azione nella vita quotidiana, la decostruzione e la costruzione, l’autenticità, lo sbaglio funzionale. Accelera. Una condizione in cui è importante ricordare “ solo per oggi non ti preoccupare ”. Dopo un po’ di pratica, quando si agisce sul sistema chakras, anche se dalla teoria si era appreso che il settimo chakra, o il mille petali è collegato alla fiducia, al lasciarsi andare, si ha la possibilità di “toccare con mano” (quale definizione più appropriata?) l’evoluzione di questa qualità nella nostra vita interiore ed esteriore. Infatti, tante sono le tipologie di trattamento possibili, ma può capitare che in uno dei primi trattamenti, non più didattici ma istintivi, esplorativi, si incontri un vero e proprio limite, il gelo, non su un chakra, ma nel collegamento con un altro, come può essere ad esempio il settimo. Di solito questo si fa per creare un equilibrio tra i due aspetti della vita cui essi sono collegati. Ma può capitare che ci sia un blocco talmente forte, un qualcosa di radicato, magari anche da una decina di anni, per cui l’equilibrio in questione non si viene ad instaurare nell'immediato. Il problema non è nella tecnica. C’è bisogno di tempo. Si è messo in moto qualcosa, che, ad esempio, rifacendo a distanza di un anno la stessa sperimentazione si può notare con sorpresa che non avviene più. Nel frattempo si sbloccano altre situazioni, altre emozioni, si cresce abbastanza da poter prendere consapevolezza di un qualcosa che era lì da tanto, ma che si è sciolto progressivamente. Il reiki quindi, è un percorso di crescita per chi offre e per chi riceve. Aiuta a guarire nel corpo e nell’anima, e come ogni processo di guarigione prevede la percezione del dolore. Non procura solo sensazioni positive, mette in contatto con tutto il proprio essere. In Giappone attualmente c’è ancora la scuola creata da Usui: si tratta di un istituzione religiosa gestita da dei monaci con un sistema parecchio diverso da quello occidentale. I monaci si trovano in un ambiente protetto, non interagiscono molto con la vita esterna al tempio. La loro pratica prevede un lavoro su se stessi e la sua trasmissione ai nuovi discepoli.In Italia, il reiki è un percorso che si fa in un contesto di vita quotidiana, il che richiede un lavoro di centratura diverso. Trattandosi di un percorso di guarigione che implica quanto detto prima, è individuale, ma in alcuni momenti può esserci la necessità di un supporto, di figure di riferimento per questioni apparentemente lontane dal Reiki, ma che il Reiki fa emergere, mette in moto. 

martedì 7 marzo 2017

La chiaroveggenza e...un porto sicuro

La nostra anima spesso è come una nave che si muove in un vasto oceano e qualche volta ha bisogno di raggiungere un porto conosciuto in cui fare rifornimento per ripartire verso nuove mete, da cui poter guardare l'orizzonte.
La capacità che ogni essere umano ha di guardare oltre lo spazio ed il tempo, con una chiarezza sempre maggiore col passare del tempo è strettamente legata a questo porto.
Cosa è questo porto e come raggiungerlo? Moltissimi filosofi, teologi, monaci hanno descritto nel corso dei millenni tantissime strade per arrivarci. Qualcuno recita un mantra con costanza, qualcuno fa una preghiera, qualcuno medita in vari modi, qualcuno chiede, qualcun altro cerca di raggiungerlo razionalmente. La via per raggiungerlo è soggettiva. Basta sceglierne una. Un codice, una forte fiducia e possiamo vedere molto di più.
Cosa significa? Personalmente da un po' di tempo raggiungo il mio porto mediante la recitazione del mantra del sutra del cuore. Prima di fare un trattamento reiki, prima di fare una lettura dei tarocchi, prima di arrabbiarmi, prima di dare un'indicazione a qualcuno, in un momento di dubbio... Recito dentro di me questo mantra e inizio a vedere oltre. Oltre qualsiasi giudizio razionale che potrei avere di una situazione, come ad esempio una persona arrabbiata perché qualcuno non sta arrivando... posso avere la certezza che chi attendeva arriverà a breve, posso vederlo chiaramente e questo accadrà. Si tratta di un vedere che si libera di quello che molti definiscono razionalità: un codice di pensieri ben delimitato da un confine, come dire, "in numero limitato", sempre gli stessi. Un codice di valutazione delle situazioni poco flessibile, simile ad una trave di legno e non ad un fiume.
Non importa se recitate una preghiera, un mantra, fate un rituale o altro. Quello che conta è fermarsi per un istante e lasciare che siano gli occhi a guardare, le orecchie ad ascoltare, il cuore a percepire e così via, con la fiducia sempre più salda che si rafforza con le esperienze nel fatto di poter vedere, ascoltare, capire indifferentemente da quello che si potrebbe sapere. Voler guardare sempre più profondamente, permette di vedere, a patto che il fine sia realmente quello.
La chiaroveggenza non è una magia, ma un allenamento a guardare.
Avete presente formule come " narrami o Musa"? Per quanto rappresentino una formula ricorrente di determinati periodi storici ha una valenza anche a livello di creazione. È una disposizione d'animo molto simile a quella di cui vi ho scritto.